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PARLIAMO DI LUAR 040

Il LUAR 040 è un GARCIA 54' MALIBU, costruzione in alluminio marino con deriva mobile a scomparsa totale, doppio timone, elica tripale retrattile e protetta da skeg, veliero capace di spiaggiare e di rimanere a secco in equilibrio con la marea calante, atto alla navigazione nei ghiacci. Tambuccio, osteriggi e maniche a vento a tenuta stagna.

Le ragioni della scelta di un deriveur integrale

 

Innanzitutto la sicurezza

Una delle prime cause di incidenti in navigazione è l’incaglio. Una vela che cammina a 10 nodi e incontra la schiena di una balena o un container semisommerso può subire dei danni. La deriva mobile all’atto dello scontro “strappa” la sicura, entra nella pancia della barca e il fondo, 10mm di alluminio strutturato e disegnato per questo scopo, permette alla barca di “scivolare” sopra l’ostacolo.

Conclusione: nessun danno per barca ed equipaggio.

Quando navighiamo non sempre troviamo porti ospitali, o magari non li vogliamo. Il pescaggio di 125 cm e la chiglia piatta permettono di entrare negli anfratti, risalire un fiume, andare a spiaggia e scendere a terra senza tender.

 

Con il mare brutto possiamo rifugiarci ovunque, magari dietro a uno scoglietto o nei porticcioli di pescatori dove nessun altro può entrare! Peschiamo quanto un gozzetto.

 

Se navighiamo ai poli la barca non ha paura della banchisa o dell’iceberg, è nata per loro.

 

Se dobbiamo entrare nella pass di un atollo non dobbiamo aspettare la marea alta, entriamo punto.

Due crash box a poppa e a prua garantiscono la sicurezza anche su impatti estremi e sulle rotture degli assi dei timoni.

Il tambuccio ed ogni apertura di coperta sono ermetici (bisogna ricordarsi di chiuderli!)

Poche barche offrono queste garanzie.

La navigazione

In oceano si naviga prevalentemente con andature portanti. I “deriveur” non sono dei gran bolinieri, in compenso con l’onda alta che spinge a poppa e il vento al lasco è possibile ritirare la deriva. Questo consente di non subire l’effetto del mare sulla pinna, che obbliga il timoniere a continue correzioni. L’onda “scivola” sotto la pancia della barca e la barca diventa dolcissima. Non strappa, non va all’orza e corre via. Chi sa, chiama questo “navigare in pantofole!”

Oltre a questo fatto di comodità, incontrando un mare violento, la barca “galleggia” sulle creste e nei cavi delle onde. Questo fa anche parte della sicurezza.

Concludendo

 

Navigare su un “deriveur integrale” offre sensazioni e possibilità diverse da quelle offerte da una barca a chiglia fissa. I grandi navigatori dell’estremo, Jimmy Cornell (Garcia 45), Philippe Poupon, (Meta) e in generale i navigatori dell’estremo, navigano su barche di questo tipo.

Salite a bordo con noi!

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