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ARRIVO A LE MARIN - MARTINICA


All’alba del 21 dicembre abbiamo doppiato Ilet Cabrits a sud di Martinica.

LUAR 040 è arrivata a Le Marin alle 11.18 UTC (07.18 ora locale) dopo 2.211NM di traversata da Mindelo, impiegando 355,5h (ca. 15gg) con una velocità media di 6,2kn.

Ben arrivata LUAR 040!!!

Questa notte scaliamo di un’ora l’orario di bordo per avvicinarci all’ora che troveremo in Martinica.

Abbiamo fatto la rotta per entrare a Le Marin, una profonda rada tempestata di coralli e scogli. Arriveremo appena farà giorno. Sarà necessario seguire un percorso tra fari e mede, rossi e verdi, verde a sinistra, rosso a destra, all’americana.

Dal faro di Ilet Cabrits al porto sono 8 miglia complicate.

Poi saremo davvero arrivati ai Caraibi, in una mitica rada che fu abitata dai pirati! Ora c’è un moderno marina Francese con tutti i servizi.

La notte è in parte a motore in parte a vela, con Roberto e la fretta di arrivare.

Alle 3 vedevo la luminescenza dell’isola.

All’alba eravamo davanti al faro del capo sud di Martinica.

Ho svegliato tutti, io ero fuori dalle 5.

Vedere quella terra, la terra dopo l’Oceano, è stata una magia che ha colmato i cuori. Tutti fotografavano, filmavano, un’ alba magica.

Siamo passati fuori dalla batimetrica dei 60metri, come raccomanda il portolano ed abbiamo infilato il tortuoso canale di ingresso alle prime luci del giorno.

All’interno dell’immensa rada un numero incalcolabile di velieri, di tutti i tipi di tutte le razze.

Le Marin è l’approdo francese di tutti i travalicatori dell’Oceano.

Si arriva a Le Marin. Quasi sempre!

Un porto attrezzatissimo, con tutta l’assistenza che serve, anche a chi ha disalberato in traversata (abbiamo visto 3 barche disalberate che arrivavano in rada).

Ora è notte, piove e non ho la minima idea di che ora sia.

Ormai la mia vita è scandita dal levare del sole e dal tramonto.

I tempi sono diventati quelli della navigazione.

Oggi ho corso cercando di organizzare l’assistenza che mi serve per il pilota automatico e per la drizza del gennaker.

Nessuno è disponibile prima del 27 dicembre, per noi è tardi. Mi dovrò arrangiare.

Domani studio dove passare i cavi e sposto la bussola del pilota, perché il problema sta nei segnali sbagliati che riceve la bussola … arrangiarsi …

poi domani salirò in testa d’albero e valuterò cosa fare per la drizza …

poi devo sostituire gli attacchi di due stecche della randa, li porta Silvia …

poi sono esplosi un paio di bozzelli.

Poi rifletto … ma quante miglia ho fatto senza quasi stacco?

Circa 5.000 miglia … l’Oceano ha voluto il suo tributo!

L’equipaggio da ieri ha dato segni di cedimento, soprattutto chi è partito con me. Sentivano forte l’odore della terra e volevano arrivare. Andare a mangiare il pollo piccante con le patate della Martinica, bere il rhum in un dehor, vedere qualche faccia che non fosse la solita faccia di bordo! Tutti nervosi … assetati di sbarco.

Io non ho sentito questo bisogno. Per me terra significa guai, riparazioni, rientro nel quotidiano, preparazione di Luar 040 per la ripartenza.

Non mi piace la terra.

Io sto bene in mare, in questo Oceano fatto di acqua, pesci volanti, dorado che inseguono i pesci volanti, la mia canna che insegue i dorado. Poi pesci troppo grossi per essere acchiappati navigando a 7 nodi in poppa, fiumi di alghe del mare dei Sargassi che inseguono le correnti galleggiando.

A dire la verità non sarei approdato, avrei continuato a navigare, come Bernard Moitessier che abbandonò la competizione che aveva ormai vinto - la regata intorno al mondo (la prima della storia) - per perdersi nelle isole dell’Oceano Pacifico. Bernard è il mio vate.

Avrei voluto raccogliere le alghe e provare a farle in insalata, continuare a mangiare i pesci volanti crudi intinti nel sale, i Dorado crudi sono una delicatissima delizia, raccogliere l’acqua dei temporali per bere e navigare, all’infinito. Il mare tutto dà.

Aspettare il sole che sorge per guardare lo spettacolo della luce che nasce.

Cercare i frangenti nella pallida luce del sorgere del sole, correre inseguito dalle onde in un fiume di luce sfavillante.

Per questa volta ho dovuto atterrare, con tutti nervosi, con tutti che volevano terra.

Ore 10.30 UTC (ore 6.30 locali): 14°22,15’N 60°52,69’W

Abbiamo preso la fonda in rada attendendo le 8 che aprisse il marina, ma abbiamo avuto il posto in banchina alle 14,30.

Poi capitaneria, denunce alla dogana, ricerca dei manutentori, pulizia barca, squallida vita di terra.

Domani manutenzione, lavaggio biancheria al lavaggio automatico e chi sa cosa.

Quando arriverà Silvia magari mi aspetterà una visita all’isola.


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