UA-110060846-1 SANTA MARTA, BOCAS DE CENIZA, CARTAGENA
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SANTA MARTA, BOCAS DE CENIZA, CARTAGENA


Quello che dovevamo fare era chiaro, passare 15 miglia al largo dell’estuario del Rio Magdalena, descrivere un'ampia curva prima di chiudere la rotta verso Cartagena e poi avremmo trovato meno onda e meno vento.

Il Rio Magdalena quando entra in mare si scontra con le onde dell'Oceano e crea onde altissime e non direzionate.

Passare attraverso questo pezzo di mare con 30 nodi di vento è infernale!

Siamo partiti da Santa Marta alle 7 di mattina e Luar 040 è subito scappata via lasciando indietro Alutia. Anche se viaggiavamo a vele ridotte Alutia non ce la faceva. Nel vento forte Luar 040 è imbattibile, la sua ampia prua cavalca le onde senza rallentare mai. Le onde alte risalivano la poppa e la spingevano avanti ancora più veloce.

Ho ridotto le vele perché Luar 040 viaggiava ad 11 nodi e per Feliciana erano troppi!

Quando siamo arrivati davanti al fiume, anche se a 15 miglia più al largo, le raffiche hanno raggiunto i 42 nodi al lasco-traverso, le onde anche loro erano altissime e al traverso: ore durissime.

Io sono rimasto più esterno verso il mare aperto ed ho incontrato il punto di rottura delle acque.

Si vedeva netto lo stacco tra il blu dell'Oceano e il grigio verde del fiume.

Sono stato nel blu, le onde erano più accettabili. Alutia era qualche miglio più a terra nel grigio verde e si è presa il pezzo più duro (tanto duro che Bitte e Ulav, navigatori esperti e con molto Oceano alle spalle, il mattino dopo erano ancora provati e parlavano solo di quello).

Poi finalmente abbiamo potuto iniziare la virata e metterci il vento in poppa.

Si stava un po' meglio.

Comunque le onde erano alte e parecchio incrociate.

Navigazione dura davvero.

Per la prima volta ho visto qualcosa sparso sul pagliolo di Luar 040. Quando sono arrivati in porto i nostri amici norvegesi ci hanno chiesto se la macchina del pane e il microonde erano rimasti sulla cucina.

Ebbene, per fortuna sì … ma libri e varie suppellettili popolavano i luoghi più improbabili.

Niente di grave, niente di rotto.

Nel bordo finale abbiamo pure dovuto cambiare mura e allargarci per evitare una grande secca; per fortuna la luna piena ed il cielo terso ci hanno aiutato, ma anche quelle poche miglia le abbiamo sudate in mezzo alle onde alte di 5 m al traverso che facevano da cavatappi …

E dulcis in fundo … a mezzanotte ci chiama la capitaneria di Cartagena sul VHF …

“Luar, Luar, chi siete da dove venite, chi è il capitano …” e bla bla bla …

interrogatorio completo per concludere con “benvenuti a Cartagena … magari potessi rallentare il vento comandante … in questa area, questo è il periodo dell'anno in cui l'aliseo soffia più forte”.

Avremmo dovuto entrare dall'ingresso Nord di Cartagena, un taglio di un centinaio di metri nel reef che permette l'accesso in rada, ma di notte con più di trenta nodi di vento al traverso e solo 100 m di spazio popolato di petroliere e cargo, non abbiamo rischiato, siamo entrati a Sud, quattro miglia dopo.

Nell'immensa baia chiusa di Cartagena il mare è diventato subito piatto ed il vento si è calmato; tolte le vele abbiamo navigato a motore in un lungo canale sinuoso tra fari rossi, fari verdi … e petroliere.

(clicca sull'immagine per ingrandire)

Alle due di mattina l'ancora è finalmente poggiata davanti al Club Nautico.

Feliciana era a digiuno ed ha cenato aspettando l'arrivo di Alutia.

Io ho fatto una piccola doccia e sono crollato nel letto.

Fine della lunga giornata.


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