UA-110060846-1 DA ISLA DE PINOS A BAHÌA MASARGANDÌ
Cerca
  • giovedì

DA ISLA DE PINOS A BAHÌA MASARGANDÌ


Come ho detto, ieri sera in rada a Isla de Pinos si è fermata una barca con passeggeri e merci, una barca commerciale.

Non capivamo perché si fosse fermata lì, nel nulla.

I passeggeri non sono scesi per andare al ristorante, e noi ci facevamo delle domande.

Durante la notte Feliciana è stata svegliata da dei rumori ed è uscita a vedere:

dalla barca passeggeri potenti lampade illuminavano il mare e i passeggeri pescavano.

Eccome pescavano!

Non prendiamo un pesce da settimane, ora ho capito.

Occhio della notte, la mia potente lampada pescherà per me!

Sveglia all'alba, si va al villaggio!

La nostra prima visita ad un villaggio nella Comarca di Guna Yala!

Sono un po' preoccupato/emozionato.

Arriviamo su un lungo pontile di legno e cemento.

In testa al pontile un gazebo con una ragazzina seduta.

Accosto e le due Marine di Karemo e Gaia, che parlano un po' di spagnolo, sbarcano e chiedono di poter visitare il villaggio.

La ragazza le accompagna dal capo.

Abbiamo mandato due ambasciatrici perché la società Kuna è una società matriarcale.

Le Donne comandano.

Accanto al gazebo un cartellone detta le regole che vanno rispettate per entrare nel villaggio.

Le ragazze tornano con l'assenso e la raccomandazione: non si possono comprare le molas, i tipici tessuti Kuna, entrando nelle case del villaggio, neanche se ci chiamano.

Proibito.

Le molas si comprano solo in piazza!

Per il resto si può visitare il villaggio.

Incontriamo solo donne e bambini, gli uomini sono a pesca o nei giardini.

Ovunque hanno alberi e orti, si spostano in canoa e vanno a lavorare a terra.

Il villaggio è piccolo.

Sul pontile ci sono i servizi igienici collettivi. Si va in bagno e la tazza scarica direttamente in mare, poi ci pensano i pesci.

All'ingresso del paese due negozi, comodi … si scaricano le merci sul pontile ed i due negozi sono alla fine del pontile a terra.

Vendono generi vari, dagli alimenti alla birra, scatolette varie, una specie di emporio di una volta, dove trovavi di tutto un po'.

Non vendono frutta e verdura o pesce, lì le provviste alimentari si fanno in campagna o nel mare pescando.

Tutti salutano e sorridono.

Le case sono in legno, ognuna con un cortiletto chiuso, comunque senza privacy, si vede ovunque dentro le case. Poche le case in muratura.

Le case non hanno il pavimento di cemento, solo terra battuta.

I Kuna dormono sulle amache.

Nelle case poche suppellettili.

Ogni casa ha il suo pannello fotovoltaico, molte hanno la parabola per la televisione.

Già … niente rete elettrica, ma luce con i pannelli fotovoltaici e televisione.

Questo significa che loro "conoscono" il nostro mondo ma non lo vogliono vivere.

Lo usano per quello che a loro serve.

Hanno i motori per le barche, hanno i fucili subacquei, le reti, le barche da trasporto, una società organizzata e vivono nei loro villaggi di capanne e terra.

Girare per il villaggio dà una strana sensazione quasi di disagio.

Come se noi visitatori stessimo andando a vedere qualcosa di strano … ma per loro tutto è naturale, vivono il loro sereno quotidiano.

Gli strani siamo noi.

Ci sono due cabine del telefono scollegate, adesso ci sono i cellulari che le hanno soppiantate, chissà se hanno mai funzionato!

Nel territorio dei Kuna è proibito risalire i fiumi e navigare nelle mangrovie senza le loro guide, su questo sono severissimi.

Se ti trovano nei fiumi sono minimo 200 dollari di multa e anche un po' di guai.

I fiumi sono i più puliti della terra, alcuni sono luoghi sacri e non possono andarci se non gli adepti, nei fiumi esiste molto oro facilmente estraibile.

I Kuna non estraggono l'oro se non in minime quantità che vendono esclusivamente a Colon.

Hanno deciso di non estrarre l'oro perchè tutte le volte che lo fanno arrivano i delinquenti, allora l'oro sta nei fiumi.

Provate a pensare di vivere in una capanna di paglia, coltivare le piante, pescare, vivere con la natura considerata sacra e avere molto oro e non utilizzarlo.

In Emilia direbbero che c'è qualche cosa che tocca!

Semplicemente i Kuna non hanno bisogno di altre cose oltre a quelle che hanno.

Mi vengono i brividi.

Eppure tutti salutano e sorridono.

A dire la verità io so che giorno è perché lo leggo sul pc dove scrivo il diario di bordo.

Questo però non vuole dire che io abbia coscienza del giorno che è.

Non ho telefono da non so quanto tempo.

Non ho wifi, collegamenti vari, tranne questa radio che mi permette di spedire mail senza allegati.

Alle 7 di sera è buio.

Alle 6 di mattina si leva il sole, e questo è quanto.

Nel villaggio c'è una porcilaia con due maiali, il pavimento è di cemento, in questo modo lo possono tenere pulito. Anche le case, i cortili, le strade, sono a loro modo pulite.

Sporco è il bagnasciuga, lordato dall'immondizia che arriva dal mare.

Noi popoli civili sporchiamo ovunque, anche dove non ci siamo.

Nel centro del villaggio c'è la piazza con una grande capanna, arredata con lunghe panche e tavoli.

E' il luogo dove ogni sera si tiene il congresso.

Si riuniscono il capo con tutti i vari responsabili e la gente.

Lì si discutono i problemi e si prendono le decisioni.

Una sorta di "agorà" a partecipazione di governo allargato.

Il congresso è anche il tribunale.

I poliziotti sono armati di manganello, ma è solo a scopo decorativo. Non li possono utilizzare. Non ci sono furti e delinquenza.

In Colombia in rada hanno rubato a bordo, qui invece la notte si dorme con tutto aperto, si respira meglio, nella assoluta tranquillità che nessuno ruba. Anche questo mi fa pensare molto.

Mentre stavamo terminando la visita al villaggio improvvisamente la piazza si è animata.

Una decina di donne sono arrivate sotto una tettoia con il pavimento di cemento ed hanno esposto i loro tessuti!

Solo allora ho capito perché il capo ci aveva vietato di andare a bussare alle porte per comprare.

Le Molas coloratissime sono belle.

Raffigurano animali, angeli, scene di vita.

Di ogni Molas tutte chiedono 20 dollari. Dove il tessuto non è perfetto 15, i vestiti costano 30 dollari.

Sembrerebbero un po' costosi ma nessuno tratta il prezzo.

Ho capito la proibizione del capo di andare a trattare nelle case.

Lì avrebbero fatto lo sconto pur di vendere, in piazza lo sconto non si può fare.

Quello è il prezzo.

E io continuo a farmi domande.

Compriamo alcune Molas.

Io ho comprato una Molas da una figura Kuna caratteristica, un uomo che si veste da femmina.

Da noi si chiamerebbero transessuali.

Qui la società è matriarcale, sembra più naturale chiamarli uomini che si vestono da femmina, sono anche loro parte della vita.

I nostri omofobi avrebbero qualcosa da imparare dai Kuna!

Ripartiamo per Bahìa Masargandì, solo 15 miglia avanti. Ogni giorno andiamo per mare qualche miglio per avvicinarci alla meta.

La baia è profondissima e piena di secche.

Navighiamo a velocità ridotta, a vista. Apre Karemo, poi Gaia e poi Luar 040.

Gaia tocca nel fango quando stavamo posando l'ancora, nessun danno. Siamo nel verde che più verde non si può. Ancora acqua marrone, ma pulitissima, il colore è dato dal fondo limaccioso, lo scarico del fiume.

La Colombia e Panama ospitano il 20% degli uccelli del globo. Andiamo lungo la mangrovia a cercare uccelli o animali.

I trampolieri appollaiati sui rami, i martin pescatori, li chiamo così perché sono somiglianti …

Qualche serpente in acqua ed i pesci.

Soprattutto la pace.

Noi, punto.

E' impressionante essere sul gommone, circondati dalla foresta vergine per noi misteriosa.

Le barche sono là, appese all'ancora nell'acqua immobile.

Ci hanno portato dove nessuno può arrivare.

Per venire qui occorre essere organizzati davvero, fare molte miglia sulle barche dei Kuna.

Occorrono giornate di disagio, dormendo a terra nei sacchi.

Noi siamo qui con tutto quanto occorre.

Torneremo perché vogliamo andare nei fiumi e nella foresta con le guide Kuna.

Qui tutto è davvero primordiale.

Come sempre la sera qualche piroga Kuna compare dal nulla diretta al villaggio.

Ormai siamo abituati, ci passano accanto, salutano, sorridono e vanno avanti.

A cena tutti a bordo di Luar 040, 6 adulti, tre bambini aperitivo con rhum, tartine con salsa di olive e un enorme piatto di penne con il sugo alla bolognese … (acquistato in Italia dai miei amici artigiani che fanno ottime cose).

Il vino rosso delle Canarie e il Lambrusco Garuti.

In piena foresta tropicale!

Chi meglio di noi?

La notte seduti in pozzetto guardiamo la luna che lancia la sua luce in mezzo alla nuvolaglia ed ascoltiamo il silenzio.

I rumori della foresta, qualche uccello che canta.

Essere in tre barche è rassicurante.

In realtà noi siamo completamente autonomi e Luar 040 è più robusto di un carro armato.


0 visualizzazioni

Email: 

sailsandsouls@gmail.com

OP5782@sailmail.com        

© 2023 by Francesco Mele

         Cell                                San Blas

+39 329 1447001                  +507 694 29238

         

                                   

               pagina         video

  • Facebook Social Icon
  • dailymotion 885334_media_512x512
  • Facebook Icona sociale