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GREEN ISLAND


Il nome Kuna dell’isola è Kanlidup

09 28.7340 N, 078 38.2320 W

L’isola è una lunga lingua di sabbia popolata di cocchi e manghi e, verso l’Oceano, di mangrovie che la difendono dalla poca onda che residua, infranta dal reef.

La sera l’Oceano si ferma.

Una superficie immobile.

Solo piccolissime onde a raccontare i colori del tramonto.

Il sole compare e scompare nelle nuvole lanciando raggi in ogni direzione.

La superficie del mare diventa rossa, rosa, violetta, le nuvole si tingono di arcobaleno.

Anche i colori della vegetazione mutano, scompaiono prima i gialli delle foglie stanche, poi i verdi tenui delle nuove foglie, tutto diventa prima verde scuro poi quasi nero nella notte che giunge.

L’isola diventa una nave orlata delle cime dei cocchi più alti.

Il silenzio è assoluto.

Lontano l’eco delle grandi onde che si frangono nei coralli.

La luce che scompare uniforma ogni cosa e lontane si vedono le isole scure galleggiare sul mare.

La foresta è dipinta di grigi che si sfocano nel grigio delle nuvole.

Improvvisamente la grande manta raja vola sull’acqua e il suo tonfo diventa un rumore assordante, quasi mi spavento.

Le canoe a vela avanzano lente con le loro vele colorate e l’aiuto della pagaia, il vento che non c’è, non aiuta il rientro.

Una canoa a remi è ancora in mezzo al canale, è quasi notte. Di solito non accade. Probabilmente il pescatore approfitta delle ultime luci perché sa che il rientro sarà tranquillo anche al buio.

Alle 7 della sera lo spettacolo è finito. La notte è totale, illuminata solo dalla luna calante nascosta tra le nuvole.

Preparo cena.

Questa sera abbiamo un enorme granchio che lascio cuocere a fuoco lento senza condimenti se non un filo d’olio, utile a facilitare la cottura interna.

La pentola coperta lascia fuggire un velo di fantastico profumo.

Contorno, un’insalata di frutta: papaia, ananas, banana, arancia kuna spremuta e frutto della passione. È quest’ultimo che condisce l’insalata e profuma come non si può immaginare. Un po’ di zucchero di canna grezzo completa i profumi.

La frutta qui è raccolta matura. Una cosa diversa da quanto possiamo acquistare in Italia.

La cena è pronta.

La polpa di granchio squisita, dall’interno si ricava una zuppetta leggermente piccante dove intingiamo il pane appena cotto, ancora caldo.

Manca un buon bianco di Sicilia, ma non si può avere tutto.

Anche il lambrusco di Feliciana sta per finire.

Per fortuna lo beve solo lei o sarebbe esaurito da un pezzo!

Verso un goccio di rhum in un bicchiere e vado a gustarmi l’aria fresca della sera in coperta.

Sono su un mare di olio immerso in un universo in grigio e blu che trasforma e amalgama tutte le cose.

Il sole che nasce riaccende i colori e cambia lo spettacolo. Il mare rimane immobile, il cielo terso e il sole comincia a scaldare.

Arrivano le piroghe.

Qui non esistono i supermercati, esistono le piroghe che portano molte cose.

La prima porta aragoste e granchi, ma sono giorni che mangiamo aragoste e non ne possiamo più. Purtroppo non hanno il “pescado”, cioè i pesci.

Vorrebbero pulire lo scafo di Luar 040 per pochi dollari, loro non sanno che questa antivegetativa che sta resistendo ai mari caldi dei Caraibi è di un nero infernale e se raschiata rimane sulla raschia e perde spessore. Non posso fare pulire il galleggiamento o i timoni, anche se qui l’erbetta comincia a crescere.

Se ne vanno senza protestare ai dinieghi in un “perfetto stile europeo” con un “ciao amigo”.

Seconda piroga, pane Kuna e sigarette, birra, coca cola. Potrebbero interessare le Marlboro, qui introvabili. 10 pacchetti 50 dollari, poi 45, poi 40 … ma sono carissime a queste latitudini e Feliciana non le vuole.

La piroga se ne va con il solito, “ciao amigo”.

Decidiamo di andare a terra col tender su un isolotto lungo venti metri e largo dieci.

Mi è accaduto di vedere le foto pubblicitarie dei paradisi tropicali.

Waisala Dup nelle Green Islands è di più.

Abbiamo avuto fortuna perché il sole splende nel cielo e i colori sono vivi e perfetti, il vento è scomparso, il mare come un lago fermo.

Il tender avvicina l’isola lentamente a motore. Poi a remi.

Vediamo il corallo tra noi e l’isola. Il corallo è pericoloso per il fondo del gommone.

I colori del mare, i riflessi del sole sul corallo creano giochi di luce meravigliosi.

Siamo in un lago incantato, navighiamo su un giardino di pietra e esseri viventi di tutti i colori. Uno spettacolo.

L’isola è coperta di un pennacchio di palme da cocco, vediamo un cespuglio di verde inusuale, ma non sappiamo cosa sia.

La capanna dei kuna è sotto le palme.

C’è un tavolo, alcune panche.

Il fuoco per cuocere il pesce, poche suppellettili di cucina.

Anche questa capanna è abitata dai kuna, anche in questa capanna fanno la rotazione delle presenze.

L’isola si perde nel mare in una spiaggia candida di sabbia fina.

Un declivio lento popolato di stelle di mare variopinte, un prato di stelle di mare!

L’acqua è caldissima.

Siamo in un luogo magico.

Dopo i coralli, dopo la spiaggia, la terra sprofonda nel blu.

Il mare ha tutti i colori dei verdi, degli azzurri e dei grigi.

E’ un’ insieme abbagliante!

Ho nuotato nei coralli sotto il sole a picco che illumina la barriera.

I colori vivi, i pesci colorati, la varietà delle forme, stupefacenti.

I coralli affiorano nella marea bassa, la lingua dei coralli formerà nei millenni una nuova isola.

Già ora sta prendendo forma.

Anche questa sarà lunga e stretta.

Ho visto un polpo che si intana. Quando mi ha scorto ha iniziato a mimetizzarsi, la sua pelle si è incartapecorita come le rocce, ha iniziato a colorarsi, si è infilato in un buco.

Troppo tardi.

Lo avevo visto.

Ho infilato l’arpione nel buco, ho spinto in fondo per essere certo di averlo trapassato, l’ho estratto. Spruzzava il suo nero ma ormai era morto. Polpo in insalata.

Racconto raccapricciante e bello scherzetto! :-)))

Mi sono limitato a accarezzarlo nel suo buco, mi guardava con due occhioni orlati di bianco e verdino. Per questa volta gli è andata bene!

Io non caccio i polpi.

I pesci hanno colori vivi, direi quasi che ci potremmo fare la scala RAL!

Sui coralli nascono funghetti di tutti i colori, sembrano le case delle fate.

Le alghe sono anch’esse colorate, ci sono grandi foglie viola e argento che ondeggiano lievi nella marea, prati verdi smeraldo seminati sul bianco della sabbia.

Un mondo immerso straordinario.

San Blas, l’ultimo paradiso davvero.

Quando i Kuna saranno come noi, di tutto ciò rimarranno i resort.

Su questa isola una bellissima casetta con servizi esclusivi per clienti ricchi che vogliono per qualche giorno una isola tutta loro.

Spero che la guerra dei Kuna duri a lungo, spero che il loro amore per una natura che considerano sacra duri per sempre.

Sono contento che i commenti sui media per le loro cabanas siano pessimi, spero non ne costruiscano più.


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